11/05/2008
Che tempo che fa!
MARCO TRAVAGLIO
FOR PRESIDENT!
08:05
Scritto da: vitachardiaci
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10/05/2008
A tutti.
SHABBAT SHALOM!
08:04
Scritto da: vitachardiaci
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09/05/2008
"Black, Brown and Beige" (solo Bill capirà)
Michael Jackson: l'unico nero con la pelle bianca.
Barak Obama: l'unico bianco con la pelle nera.
14:15
Scritto da: vitachardiaci
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08/05/2008
PIAZZA DELLE ERBE (!?)
GIULIETTA E' 'NA ZOCCOLA!
12:20
Scritto da: vitachardiaci
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06/05/2008
PENA DI MORTE? NO, GRAZIE!
NESSUNO TOCCHI CAINO!
14:07
Scritto da: vitachardiaci
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05/03/2008
CONTRARIO!
Sono sempre stato contrario al mio ABORTO e alla mia EUTANASIA!
10:44
Scritto da: vitachardiaci
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23/01/2008
MODALITA' D'ITALIA
Gli italiani seguono in massa le mode, senza nemmeno rendersi conto di non capire una mazza di quello che stanno facendo.
Durante il fascismo erano fascisti, poi furono quali democristiani quali comunisti, sempre senza capire una mazza. Ora sono ambientalisti. Va da sè che il numero delle mazze comprese, in questo caso, è addirittura un numero negativo.
Se nessuno vuole le discariche e gli inceneritori, fareste il santo piacere di mangiarvela tutta da voi stessi, la vostra spazzatura, anzichè buttarla via?
O pensate che arriveranno a salvarci gli "spolverotti"? (chi leggeva LINUS negli anni '70-'80 sa di cosa sto parlando).
P.S.: per la Iena. Ti ricordo che posso postare ma non leggere e commentare. Non mi rimproverare perché non passo da te. Sto accumulando post ienini arretrati per la pensione. Meglio di un fondo complementare chiuso!
11:45
Scritto da: vitachardiaci
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10/12/2007
COME PECORE IN MEZZO AI LUPI.
Alla richiesta di ricevere il Dalai Lama in visita in Italia, hanno così risposto:
Governo e Opposizione: "Eh, no! Perché non ho il giardino!";
Fausto Bertinotti: "Eh, no! Pevché non ho il giavdino!";
Il Pontefice: "Ach, nein! Perké io non afère ciartino!".
Pertanto mi dichiaro disponibile a ricevere il Dalai Lama a casa mia. Abituato com'è a una ciotola di riso e un pugno di verdure, non disprezzerà certamente un risotto col nero di seppia e totani ripieni al sugo. A meno che nel frattempo non abbia già accettato un eventuale invito da parte di Roberto Baggio. Ubi major minor cessat. E poi la casa di Baggio è di certo molto più grande e accogliente della mia. In più, lui ha anche il giardino.
09:40
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08/12/2007
AUS DEN SIEBEN TAGEN
Addio, Karlheinz.

19:15
Scritto da: vitachardiaci
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21/11/2007
Passare. Trapassare.
Non credo nella vita dopo la morte. Ma neanche riesco ancora a convincermi a credere nella morte dopo la vita...
P.S. per i miei amici di blog (e soprattutto per la Iena): Non è che posto e non passo. E' che quando riesco a postare sono in ufficio, e, come ho già detto, quando sono in ufficio non riesco a guardare nei blog, solo a scrivere nel mio. Da casa, è molto tempo che non ho molto tempo. Spero di recuperare presto. Anche perché sono in arretrato con la lettura del blog ienino (e di Bill e del dr. Divago, ecc.), la qual cosa mi sconvolge e nutre la mia ansia nonché, di conseguenza, la mia ipertensione.
Un saluto a tutti.
14:11
Scritto da: vitachardiaci
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31/10/2007
“…Viva Gramsci, viva Di Vittorio, viva il Socialismo!...”
Novant’anni fa, la Rivoluzione Russa (o si dovrebbe dire “russava”?). Noi vivi - per citare un titolo di Ayn Rand decisamente appropriato - o siamo abbastanza giovani da sparare cazzate sesquipedali a riguardo, o abbastanza vecchi per strutturarne elucubrazioni deliranti. O siamo in malafede.
Diamo perciò la parola a qualcuno che quella rivoluzione la condusse in prima persona ed ebbe l’abilità di raccontarla. Lontano dalla sua patria, e, a causa di ciò che era accaduto alla sua patria, morì per mano prezzolata e straniera.
Le parole che seguono sono quelle con cui si apre e quelle con cui si conclude la “Storia della Rivoluzione Russa”, di Lev Trotzky.

“ Nei primi due mesi del 1917 la Russia era ancora la monarchia dei Romanov. Otto mesi più tardi il timone era nelle mani dei bolscevichi, di quei bolscevichi che all’inizio dell’anno erano assai poco conosciuti e i cui dirigenti, nel momento della conquista del potere, erano ancora incriminati di alto tradimento. E’ difficile trovare nella storia un altro esempio di capovolgimento così brusco, soprattutto se si considera che riguarda un paese di centocinquanta milioni di abitanti. […] La caratteristica più incontestabile della rivoluzione è l’intervento diretto delle masse negli avvenimenti storici. […] Nei momenti cruciali, quando un ancien régime diventa insopportabile alle masse, le masse infrangono gli ostacoli che le separano dall’arena politica, rovesciano i loro rappresentanti tradizionali e con il loro intervento gettano le basi di un regime nuovo. […] Una società non muta le proprie istituzioni via via che si determinano i bisogni, allo stesso modo in cui un artigiano rinnova i propri strumenti. Al contrario: in pratica, la società considera le istituzioni che la opprimono come un dato stabilito per sempre. Per decenni la critica di opposizione serve solo come valvola di sicurezza al malcontento delle masse ed è una condizione di stabilità della struttura sociale […]. I rapidi mutamenti di opinione e di umore delle masse nei periodi rivoluzionari derivano dunque non dalla duttilità e dalla mobilità della psiche umana, ma dal suo profondo conservatorismo. Poiché le idee e i rapporti sociali rimangono cronicamente in ritardo rispetto alle nuove condizioni oggettive, sin che queste condizioni non determinano un’esplosione, ne conseguono, in periodi rivoluzionari, bruschi cambiamenti di idee e di sentimenti che cervelli polizieschi concepiscono puramente e semplicemente come il risultato dell’attività dei ‘demagoghi’. Le masse danno inizio a una rivoluzione non sulla base di un piano organico di trasformazione sociale, ma con la sensazione profonda di non poter più sopportare il vecchio regime.”
... °°° ...
“In confronto alla monarchia e ad altri retaggi del cannibalismo e dello stato selvaggio delle caverne, la democrazia costituisce naturalmente una grande conquista. Ma non intacca il gioco cieco delle forze nei rapporti sociali. La rivoluzione d’Ottobre ha alzato la mano per la prima volta contro questa più profonda sfera dell’inconscio. Il sistema sovietico vuole stabilire una finalità e un piano nelle basi stesse di una società, dove sino a quel momento avevano prevalso solo effetti accumulati. Gli avversari fanno dell’ironia sottolineando che a quindici anni dalla rivoluzione il paese dei soviet non assomiglia ancora a un paradiso terrestre. Un argomento simile potrebbe essere suggerito solo da una eccessiva fiducia nella potenza magica dei metodi socialisti, se non fosse in realtà ispirato da una cieca ostilità. Il capitalismo ha avuto bisogno di secoli per sviluppare la scienza e la tecnica e giungere poi a far precipitare l’umanità nell’inferno della guerra e delle crisi. Gli avversari concedono solo quindici anni al socialismo per costruire e consolidare il paradiso in terra. Noi non ci siamo presi impegni di questo genere. Non abbiamo mai fissato simili scadenze. […] Ma le sventure che si sono abbattute sui vivi? Ma l’incendio della guerra civile? I risultati della rivoluzione giustificano, in sostanza, le vittime che ci sono state? Si tratta di un problema teleologico e quindi sterile. Con lo stesso diritto, di fronte alle difficoltà e alle afflizioni di una esistenza individuale, si potrebbe chiedere: vale la pena di venire al mondo? Le riflessioni malinconiche non hanno tuttavia impedito alla gente di generare e di nascere. […] Non è forse significativo che il più delle volte a indignarsi per le vittime delle rivoluzioni sociali siano gli stessi che, se pur non sono stati fautori diretti della guerra mondiale, ne hanno almeno preparato ed esaltato le vittime, o quanto meno si sono rassegnati a vederle cadere? A nostra volta chiediamo: era giustificata la guerra? Quali risultati ha dato? Che cosa ci ha insegnato? […] La rivoluzione d’Ottobre ha gettato le basi di una nuova cultura, al servizio di tutti; e per questo ha assunto immediatamente un significato internazionale. Anche se, per circostanze sfavorevoli e sotto i colpi del nemico il regime sovietico fosse rovesciato - ci sia permessa per una istante questa ipotesi - il segno incancellabile della rivoluzione d’Ottobre rimarrà egualmente su tutta l’evoluzione ulteriore dell’umanità. […] Questo basta a giustificare la rivoluzione proletaria, ammesso che abia bisogno di una giustificazione.”
16:10
Scritto da: vitachardiaci
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20/10/2007
Grande svolta ...
... nelle indagini sul delitto di Cogne:
IL PICCOLO SAMUELE NON E' MAI ESISTITO!...
08:45
Scritto da: vitachardiaci
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10/10/2007
Il Dr. House, suppongo...
Credo che nessun medico guardi la serie TV del dr. House, se non da solo. Ve l'immaginate, l'allegra famigliola, o gli amici, o addirittura il simpatico frugoletto, che continuano a chiedergli: "ma papi, se non è leucemia e non è piede d'atleta, se non è alopècia ma neanche morbo di Chron, se non è osteoporosi e non può essere enurèsi notturna, allora che diavolo è...?"
Io invece mi ci diverto un mondo. La diagnostica e la semeioitica medica sono argomenti ancora poco popolari.
La terapia invece gode degli stessi favori del calcio. Anzi, sta quasi per trasformarsi nel calcio.
O meglio, è il calcio che si trasforma in terapia. Pare che la voce di Alex Del Piero faccia uscire dal coma...


14:40
Scritto da: vitachardiaci
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06/10/2007
I have a dream
Da qualche tempo faccio un sogno. Scrivo un grande romanzo. E faccio stampare dalla casa editrice, in quarta di copertina, sotto la mia foto sorridente accanto ai miei gatti, la seguente frase:
"L'Autore è, letteralmente e metaforicamente, un pezzo di merda esattamente come ciascuno di tutti gli altri esseri viventi. Appartiene alla rarefatta e incomparabile élite di coloro che, almeno, non hanno alcun genere di difficoltà ad ammetterlo."
09:25
Scritto da: vitachardiaci
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16/09/2007
Intuito o profezia?
Letta a metà degli anni Ottanta, scritta a pennarello su una parete dei corridoi della Scuola della CGIL ad Ariccia:
"FERMATE VELTRONI!"
20:25
Scritto da: vitachardiaci
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10/09/2007
Fetta al latte
Ma perché si ostinano a obbligare Fiona May a pronunciare la parola "nutrimento"?
12:15
Scritto da: vitachardiaci
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07/09/2007
Scandalo!
Vorrei denunciare ai giornali, e soprattutto a "Il Giornale", che il mio pescivendolo mi fa sempre lo sconto, e che il mio giornalaio (buonanima), me giovanissimo, mi consentiva il riciclaggio dei vari "Tex", "Zagor", "Topolino", ecc., che io gli riportavo dopo averli letti e lui me li sostituiva con quelli nuovi.
Ecco: ai giornalisti di oggi, preferisco i giornalai di ieri.
12:00
Scritto da: vitachardiaci
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04/09/2007
MERCATO LIBERO
Secondo gli economisti liberali, il mercato (libero) è governato dalla legge della domanda e dell’offerta, sia per quanto riguarda il meccanismo dello scambio (di merci), sia, soprattutto, per quanto attiene alla formulazione del prezzo delle merci medesime (prezzo medio di mercato). Per i più spinti tra loro, il valore della merce equivale quasi esclusivamente al prezzo (in contrasto sia con la teoria dell’utilità marginale, sia con quella, marxista, del valore-lavoro), il quale sarebbe pressoché naturalisticamente prodotto da quella legge fondamentale, che agirebbe come quella, fisica, riguardante la distribuzione delle molecole di un gas all’interno di un volume dato.
Equivalendosi domanda e offerta, il prezzo tenderebbe a stabilizzarsi. Come all’aumentare della pressione il volume di un gas diminuisce, così, all’aumentare della domanda rispetto a un’offerta costante, il prezzo sale, mentre scenderebbe qualora aumentasse l’offerta rispetto a una domanda costante. In questo senso, come le leggi fisiche dei gas presuppongono un gas ideale, altrettanto ideale è il mercato (e la sua libertà) presupposto dalla legge fondamentale del liberismo economico. E come nella realtà non esiste un gas ideale, allo stesso modo non esiste un mercato assolutamente libero.
Nei fatti, i prezzi non si stabilizzano mai, se non in maniera puntuale, nel tempo e nello spazio della singola transazione. Le fluttuazioni della disponibilità dell’offerta di merci sono condizionate, a vari livelli e sublivelli di dinamiche intrinseche nonché estrinseche al mercato, da: 1) la penuria relativa delle materie prime; 2) il costo della manodopera; 3) l’intenzione soggettiva di manipolare le dinamiche di mercato a fini di guadagno, variando la disponibilità medesima in modo artificiale, e quindi riducendo o aumentando la produzione senza tener conto della domanda reale. La domanda stessa, altresì, è fluttuante in modo artificiosamente provocato dalla creazione di nuovi o maggiori bisogni tramite la pubblicità, la moda, i mezzi di comunicazione, proprio da parte di coloro che dovrebbero interessarsi solo dell’offerta per rispondere alla domanda altrui. La stessa variabilità forzosa dell’offerta influisce tout court sulla domanda, con un potere diverso e molto maggiore di quanto la prima non subisca influenza dalla variabilità della seconda.
In questo scenario, la legge fondamentale del mercato cosiddetto libero, è in realtà quella del guadagno (ovvero il motto capitalistico del massimo risultato col minimo dello sforzo, che ha molteplici somiglianze con la fisica newtoniana). Peraltro, se davvero la pura legge del puro mercato fosse esclusivamente quella della domanda e dell’offerta, e la domanda fosse costretta, quasi per ragioni gravitazionali, a orientarsi di necessità verso il prezzo minimo offerto, tale prezzo ben presto si livellerebbe verso il più basso possibile e così tutte le merci analoghe avrebbero lo stesso prezzo, rendendo così il mercato per niente affatto libero, dal momento che tutti sarebbero costretti, basandosi esclusivamente sulla convenienza economica (risparmio) a comprare e a vendere (guadagno uguale per tutti a parità di merce venduta) allo stesso prezzo.
Poiché questo è un punto cruciale della nostra argomentazione, che vuole suggerire come il mercato libero sia non solo inesistente ma anche logicamente impossibile, sarà opportuno proporre degli esempi. Se un fornaio vende il pane a 30 cent., e un altro lo vende a 15 cent., secondo l’ipotesi liberista un sempre maggior numero di persone dovrà comprare il pane dal secondo fornaio, finché anche il primo o fallisce o adegua il suo prezzo. Tutto ciò ovviamente non esiste, sia perché a parità di costi di produzione esiste un limite minimo di prezzo al di sotto del quale il guadagno del fornaio sarebbe uguale a zero, sia perché esistono svariati condizionamenti (oltre a quelli già citati, anche il differenziale di risparmio dei costi di approvvigionamento da parte del consumatore legati, p.e., alle distanze, etc.) che consentiranno al fornaio più caro di sopravvivere. In ogni caso, sia che la scelta del consumatore (conseguenza della domanda) sia condizionata da una “legge di gravità” dei prezzi minimi, sia che venga dettata da altri tipi di necessità economico-sociale-culturale, tutte risulteranno essere le qualificazioni del mercato, eccettuata proprio quella di essere “libero”…!
Inoltre è evidente come il prezzo della merce, a parità di domanda e offerta, varia col variare della qualità del prodotto (pregio delle materie prime, tecnologia produttiva, know-how di produzione e tutta una serie di altri costi e investimenti), che ingenera altresì un circolo vizioso tra la definizione dei propri pregi e l’appetibilità definita dalla richiesta (che a sua volta si basa sul riconoscimento del pregio, il quale tenderà ad autoproclamarsi tale sulla base di quella richiesta, e così via, fino a perdere spesso di vista la reale effettualità qualitativa, in una vera e propria commedia degli inganni e degli equivoci!). Il prezzo tende perciò a variare proprio a prescindere dal meccanismo della domanda e dell’offerta, che rimane, nebuloso, sullo sfondo. Un prodotto designato e riconosciuto come di “alta qualità”, altera e influenza il meccanismo di quella legge fondamentale senza alcuna difficoltà.
Chiaramente, però, in certi casi di congiuntura socio-economica, la tendenza della domanda andrà comunque verso le merci di qualità presumibilmente inferiori in quanto di prezzo inferiore, in maniera più vasta e profonda di quanto comunque accada normalmente. Il consumatore, non potendosi permettere il prodotto “di lusso”, sarà costretto a orientarsi verso quello più economico. E anche questo rappresenta un fattore di riduzione della libertà del mercato, ammesso che esso sia mai stato libero, o addirittura che gli sia possibile esserlo.
La vera libertà del mercato, o all’interno del mercato; la libertà reale del mercato - non quella ideale -, non consiste nelle dinamiche della domanda e dell’offerta (spauracchio di senso di colpa per limitare la possibilità di interventi di controllo e riequilibrio delle ricchezze da parte delle istituzioni sociali, in vista di un laissez faire al capitale tutto quello che vuole!), bensì nella libertà di guadagno del produttore/venditore e nella libertà di spesa da parte del consumatore facoltoso. Tali figure coincidono nella vita reale, giacché tutti vi sono contemporaneamente produttori e consumatori. Ed è ovvio che tanto più il produttore riuscirà a guadagnare, tanto più alto - e tendenzialmente indeterminabile - sarà il suo limite di spesa nelle vesti di consumatore.
La sola libertà residua, che rimane intrinseca al mercato, che discende da queste premesse e da quella della negata libertà del mercato - è quella del range di spesa, in cui il consumatore medio agisce più o meno liberamente, scegliendo, nel variabile ambito delle sue possibilità, di acquistare prodotti e servizi che costano di più (utilizzando un valore guida diverso dal risparmio). Se così non fosse, ben presto, ad esempio, nessuno più pagherebbe il canone Telecom, e Teledue e Tìscali et similia non avrebbero più nessuno da sottrarre ad altrui quote di mercato col semplice miraggio di dire addio al canone (ma non alle microscopiche scritte asteriscate in calce). Dovrebbe essere ormai noto come funzioni il raggiro dell’offerta del puro prodotto al prezzo più basso, mantenendo i costi del servizio e del passaggio di fornitura. Eppure ci sono ancora gonzi che passano da, p.e., Tim a 16 cent. al minuto, a Vodafone a 15 e poi a Wind a 14, pagando ogni volta decine di euro da un gestore all’altro, spendendo così, nell’investimento di una possibile libertà di telefonare pressoché gratis, molto di più di quanto spenderanno realmente a telefonare!
In quanto, come si è visto, consumatore e produttore coincidono, il range di spesa è una variabile della capacità di guadagno. Qui entrano in ballo le nozioni marxiane di lavoro e di plusvalore. Infatti, in questo senso, il mercato così inteso presuppone un’analoga strutturazione del mercato del lavoro, entro il quale dovrebbe essere in vigore la stessa legge e parità della domanda e dell’offerta. Ma, appunto, tale parità è fittizia già nella dinamica delle merci. Nel caso della merce-lavoro tale parità è addirittura inconsistente, in modo ancora più estremo. Il mercato del lavoro, abbandonato nelle mani del capitale, produce siffatti incomparabili orrori nei confronti dell’umanità e della vita, che anche la Chiesa, se solo avesse voglia di considerarli, non potrebbe che ridersi di quisquilie come l’aborto e la fecondazione assistita. Soltanto le leggi dello stato in merito al lavoro possono garantire il mantenimento di quella possibilità di range di spesa medio (cioè simile, quasi-uguale, per tutti), in cui possa operare il consumatore/produttore medio, all’interno degli estremi del massimo guadagno e della massima spesa. Proprio quell’intervento legislativo politico, che in realtà salva la struttura sociale dall’anarchismo hobbesiano dell’homo homini lupus, e che il liberismo economico aborrisce, può mantenere viva la libertà all’interno di una qualunque forma di mercato, sostenendo la possibilità di un valore “commercialmente” redditizio al lavoro, limitando - per così dire - le possibilità di “minimo sforzo” del capitale, altrimenti tendenzialmente infinite.
In uno scenario di totale libertà del capitale, l’accumulo assoluto di plusvalore (massimo guadagno) e il correlativo sfruttamento assoluto (minimo sforzo o sforzo zero) del valore lavoro, produrrebbero una definitiva e totale incapacità di spesa (range zero) da parte dell’assoluta totalità di consumatori/produttori-lavoratori, concentrando la massima capacità di spesa possibile (range totale) nelle mani di un unico produttore, che disporrebbe di tutto il guadagno possibile. La concentrazione assoluta del guadagno e della spesa in un unico “punto” avrebbe l’effetto paradosso di distruggere il sistema società/mercato/capitale in quanto, avendo guadagnato tutto, non si può più spendere nulla né guadagnare nulla più: la domanda e l’offerta sarebbero ora sì equivalenti, concentrate nel pugno di un solo individuo, ed uguali a zero. Tutto ciò, sia pure diversamente considerato, non rappresenta altro che quell’esito catastrofico dell’estinzione del capitale che coincide col suo estremo successo, che è visione propria dell’ipotesi utopica del comunismo marxista, e che è giusto quella che il liberalismo contraddittoriamente sostiene di voler evitare, prevedendone le conseguenze come attribuzione di responsabilità da parte proprio di quegli interventi statali che limiterebbero la “libertà” del mercato, e che invece consentono al mercato stesso di sopravvivere, cioè di essere libero almeno entro limiti realistici, a discapito e a dispetto della cieca e violenta sete di sangue proprio e altrui, caratteristica del capitalismo liberale.
In sostanza, chi dice di desiderare l’assoluta libertà del mercato, desidera realmente l’assoluta libertà esclusivamente propria, cioè l’assoluta dissoluzione nihilistica del tutto sociale ed economico.
Accecati dalla patologia del guadagno, i liberisti tentano di costruire l’arma della propria autodistruzione, mentre i loro “nemici” tentano incessantemente di impedir loro di riuscirci!
15:45
Scritto da: vitachardiaci
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03/09/2007
UNA DOMANDA
Giuro, amici, che non lo chiedo assolutamente con sarcasmo. Ma: vegani, vegetariani et similia, cosa danno da mangiare ai propri animali domestici (cani, gatti, furetti, etc.)?...
12:35
Scritto da: vitachardiaci
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24/08/2007
Bill Gates

Ma chi crede di essere, costui, solo perchè è nato il giorno prima del mio?
23:20
Scritto da: vitachardiaci
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16/08/2007
PER FAVORE,
Toglietemi quello xilitolo dalle placche, e andatevene tutti in Finlandia a fare il guru!
10:45
Scritto da: vitachardiaci
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08/08/2007
Ti ringrazio, Profazio.
"Governo 'taliànu t'arringràziu
chi ppe' pisciari non si paga daziu,
e chi ppe' fàrisi na ca... cantata
non c'è bbisognu di carta bbullata...!"
Otello Profazio.
Il brano dovrebbe risalire ai primi del secolo scorso. La situazione cui si riferisce è molto più antica della Presa di Porta Pia...
10:45
Scritto da: vitachardiaci
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13/07/2007
FANCULIZZIAMOLI TUTTI!
Ovvero: del modo in cui, vendendo parole (che hanno costo zero), i furbi cercano di gabbare gli stolti e di spillargli più quattrini del dovuto.
“O grande Kmerr, figlio di Pdorr! Soddisfa, ti prego, la mia curiosità. Che differenza passa fra una nocciola caramellata e una nocciola CARAMELLIZZATA?”
“Ascolta o mortale che osi disturbare il riposo di Kmerr, figlio di Pdorr! La risposta che cerchi è celata nel BUCO DEL CULO DELLA MOFFETTA! E ora ti ordino di lasciarmi alle mie divine occupazioni: l’acqua nella pentola sta bollificando e devo buttar giù gli spaghetti che poi pomodorizzerò e condirò parmigianizzandoli…!”
“Grazie, o grande Kmerr, figlio di Pdorr! Ma dimmi, poiché famelicizzo da innumerificabili giorni, posso approfittizzare del tuo pasto e scarpettificare del pane affettificato nel sugo residuizzato nel piatto?”
“O meschino mortale pezzalculificato! Vedi di fanculizzarti più in là, altrimenti decido di stacchificarti il femore e suonizzarlo come un flauto dolce!”…
19:45
Scritto da: vitachardiaci
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SENSE OF HUMOUR
Sembra che Franco Califano si sia molto incazzato perché il Partito dei Comunisti Italiani ha usato come slogan per la “Festa della Cultura” il famoso (?) verso di una sua famosa (?) canzone: “tutto il resto è noia”. E ha fatto scattare le denunce (lui sa cosa significhi pagare per le proprie colpe). Lui dice che non vuole avere nulla a che fare con i comunisti. E mi pare giusto. Anche la buonanima di Lucio Battisti avrebbe certamente avuto da ridire se Rifondazione avesse usato come slogan “Vento dell’Est” per la festa di Liberazione. Anche Sandro Pertini si sarebbe incazzato se Alleanza Nazionale avesse usato per qualche sua festa (?) il verso (augurale, nel caso, presumo) “una mattina mi son svegliato”. Il TG5 serale ha dato ampio rilievo all’imprescindibile notizia, fomentando in me irrefrenabili conati di vomito e ilarità, nonché l’imprescindibile necessità di passare su “Animal Planet”.
Anche mio padre s’incazzò, un giorno lontano, un 25 di Aprile, poiché io, nella foga del mio surfing di associazioni libere sulla mia tastiera musicale, avevo cominciato a suonare, senza avvedermene, “Giovinezza”. Anche lui, come Califano, era stato in carcere, sia pure per uso e detenzione di stampa sovversiva, non di sostanze stupefacenti. Anche lui, non aveva un gran senso dell’umorismo. Soprattutto nei confronti delle canzoni fasciste.
A sberleffo (che credo mio padre avrebbe apprezzato) di Califano, voglio proporre alcuni versi di una canzone di Elio e Le Storie Tese, ovviamente ispirata a Califano, i quali spero qualcuno presto deciderà di usare come slogan per qualche festa di piazza:
“Io sono stronzo / testa de cazzo / o-oh o-oh / o-oh o-oh. / E vado a zonzo / come uno stronzo / o-oh o-oh / che felicità! / Me ne sbatto li cojoni della vita …”
14:30
Scritto da: vitachardiaci
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08/07/2007
SOLE. DOPOSOLE.
E' possibile
che l'estate non sia
altro che un'anguria ghiacciata
tra il mare
e la diarrea?
20:00
Scritto da: vitachardiaci
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12/06/2007
Mastercard, fatti i cazzi tuoi!
Io pago 30 euro, per un mese di palestra, non 60. Che idee vogliamo mettere in testa al proprietario?!
14:32
Scritto da: vitachardiaci
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27/05/2007
ITALIANO! VOTA LA TRIPPA!
Elezioni comunali,
Reggio Calabria, 27-28 Maggio 2007
Per una volta: ammettetelo. Non siete stanchi di votare sempre per le stesse facce di mafiosi, corrotti, intrallazzisti, bruti, boia chi molla, analfabeti, bottegai, dislessici, macellai e cacciatori?
Per una volta, VOTATE per uno che NON E' uno di voi...!!!!

(Per fortuna, io non mi càndido. Ma credo che mi candiderò alle prossime elezioni e a tutte le altre successive -ammesso che ce ne saranno -, così nessuno potrà chiedermi più il voto... ;-| )
12:28
Scritto da: vitachardiaci
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24/05/2007
DELLAFIGA DELLASFIGA
Se io dovessi decidere (come penso che presto farò) di non pensare più al sesso nè averci più a che fare, vedreste che pioggia di figa di tutte le forme e dimensioni che mi cadrebbe addosso...!
13:05
Scritto da: vitachardiaci
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19/05/2007
ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SESSUALE
Spesso gli uomini soffrono di ansia da prestazione. Però non si è mai vista una donna soffrire di ansia da ... contributo.
15:45
Scritto da: vitachardiaci
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17/05/2007
Conflitto (?) d'interessi.
E' troppo tardi, ormai, per una legge sul conflitto d'interessi. La si sarebbe dovuta fare in tempi non sospetti, quando Silvio non era ancora sceso in campo per noi. Adesso sarebbe come vincere lo scudetto senza la Juventus. A parte il fatto che il conflitto d'interessi è proprio ciò su cui si fonda la moderna democrazia. Nella piccola polis greca venire eletti a una carica pubblica rappresentava sì un onore, ma anche un estremo impiccio. Niente remunerazioni, prima fila in guerra e impegno costante e fortemente controllato. Come mai oggi qualunque bottegaio non perde occasione di presentarsi a una qualunque forma di competizione elettorale? E' semplice: una volta eletto non mancherà di fare gli interessi della sua bottega e dei suoi clientes (per non dire degli introiti legittimi e illegittimi derivanti dalla pubblica carica).
09:09
Scritto da: vitachardiaci
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